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Curitiba, Il Commento: Tarquini si erge come unico baluardo contro l’armata Chevrolet | Motor Inside

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Curitiba, Il Commento: Tarquini si erge come unico baluardo contro l’armata Chevrolet

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Curitiba, Il Commento: Tarquini si erge come unico baluardo contro l’armata Chevrolet

Editoriale: Mar, 24/07/2012
Touring -> WTCC

Adesso le Chevrolet mostreranno tutto il loro vero potenziale”: così Gabriele Tarquini, commentando l’annuncio del ritiro della Casa statunitense dal WTCC a partire dalla prossima stagione, aveva preconizzato alla vigilia dell’ottavo round iridato svoltosi in quel di Curitiba. Ben pochi conoscono le competizioni turismo come il campione del mondo 2009 e infatti le sue previsioni si sono rivelate perfettamente azzeccate: in Brasile le Cruze hanno subito fatto il vuoto fin dai test del venerdi e solo l’indomita resistenza dello stesso alfiere SEAT in Gara 2 nei confronti di un Yvan Muller con un occhio alla pista e l’altro alla classifica del Mondiale ha impedito alle Chevrolet di monopolizzare i due podi, il tutto condito da piazzamenti di rilievo delle due vetture private gestite da Bamboo-engineering, team rivitalizzato non solo dal boost di potenza goduto dai propulsori ma anche dall’arrivo dell’esperto Michel Nykjær al posto del promettente ma ancora acerbo Pasquale Di Sabatino.

Sciolte le briglie, le Chevrolet si apprestano pertanto a dominare in maniera ancor più incontrastata di quanto avvenuto finora i rimanenti quattro eventi iridati. Curitiba pare essere stato solo un assaggio di ciò che andremo a vedere in California e poi nei tre rounds finali in terra asiatica: in Brasile né le SEAT (con la sola, fantastica eccezione di Tarquini) né tantomeno le BMW, apparse in palese disagio, sono state minimamente in grado di controbattere le Cruze nonostante l’alleggerimento di 30 kg decretato – una volta tanto appropriatamente – dal mai troppo contestato sistema di bilanciamento delle prestazioni imposto dalla FIA.

Su queste basi – a meno che la Federazione non si svegli dal letargo e si decida ad applicare sulle Cruze una sorta di zavorra tecnica, come già accaduto in passato nel Mondiale GT – non sarà difficile indovinare il colore (azzurro) delle auto che transiteranno per prime sotto le rimanenti otto bandiere a scacchi della stagione: l’unica incertezza risiederà nell’osservare l’ordine in cui lo faranno. A Curitiba Muller è sembrato inavvicinabile fin dal secondo turno di libere ma, dopo essersi aggiudicato in scioltezza sia la pole che Gara 1, non è stato così deciso quanto i suoi compagni nell’attacco a Tarquini in una Gara 2 ovviamente più combattuta, se non altro per la griglia invertita nei primi dieci posti. L’evento brasiliano ha fatto così registrare un sostanziale pareggio fra i tre contendenti al titolo: Huff (il cui sorpasso all’esterno nei confronti dell’abruzzese è stato da cineteca) ha recuperato un misero punticino sull’alsaziano mentre Menu ne ha persi altri tre e la sua situazione, a -37 dal leader, non è ancora del tutto compromessa ma comincia a diventare preoccupante.

Conoscere in anticipo le mosse del nemico aiuta a combatterlo, anche quando sembra umanamente impossibile: Gabriele Tarquini ha applicato alla perfezione questo principio e, come già anticipato, è stato l’unico pilota ad aver infastidito, fin oltre le possibilità della propria León, l’armata Chevrolet. L’abruzzese, 50 anni compiuti a marzo ma piede ancora pesantissimo, già aveva compiuto un mezzo miracolo in Gara 1 nel resistere almeno alle due Cruze private di Bamboo-engineering; la vera perla è stata però la sua seconda manche, in cui – dopo aver infilzato come un tordo Norbert Michelisz al restart dopo la safety car – ha combattuto all’arma bianca contro il trio Huff-Menu-Muller, costretto i primi due ad azzardare sorpassi al limite e infine tenuto dietro fino al traguardo l’iridato in carica.

In un colpo solo il popolare ‘Cinghio’ ha così spento sul nascere qualsiasi possibile illazione su un suo eventuale scarso impegno in virtù del passaggio a Honda nel 2013 e soprattutto riguadagnato con pieno merito la quarta posizione nella classifica iridata, ovvero il titolo mondiale degli umani, in un week-end altrimenti povero di soddisfazioni per SEAT. Al di là degli exploit del suo alfiere di punta, infatti, la Casa spagnola ha portato in top 10 soltanto Darryl O’Young (settimo in Gara 1), il rookie Fernando Monje (al primo punto iridato col decimo posto della prima manche) e l’impunito Aleksei Dudukalo, il cui decimo piazzamento nella seconda manche è stato macchiato dall’ignobile manovra che ha posto fine alla gara di Alberto Cerqui, lasciata vergognosamente impunita dalla direzione di corsa peraltro lesta a penalizzare per molto meno Tom Boardman. Ad essi si aggiunge il nono posto in Gara 2 del ‘silurato’ Tiago Monteiro, relegato ancora una volta sulla SR León 1.6T del 2011 e mostratosi consistentemente più rapido dei colleghi al volante della León WTCC 2012: il lusitano – al commiato dalla Casa con la quale ha condiviso tutta la propria carriera nel Mondiale Turismo – deve anche rammaricarsi per il ritiro prematuro nella manche precedente, frutto di un contatto al via. Da dimenticare il week-end di Pepe Oriola, in affanno fin dalle libere e oltretutto autore di una sciocchezza durante la procedura di partenza di Gara 1 che gli è costata punti preziosi nello Yokohama Trophy riservato agli indipendenti, del quale ha perduto la leadership a vantaggio di Michelisz.

Proprio il magiaro di Zengő Motorsport è stato forse l’unico fra gli alfieri di BMW ad essere uscito soddisfatto dal fine settimana sudamericano del Mondiale: il quinto posto di Gara 2 (sicuramente il massimo a cui potesse aspirare nonostante la pole) e la contemporanea débâcle di Oriola lo hanno issato al comando della classifica degli indipendenti proprio in un week-end in cui le 320TC si sono mostrate ben poco competitive. Al di là dell’ungherese e di Tom Coronel, sempre concreto e a punti ma sul quale pesa la defaillance nel secondo giro di Gara 2 (da secondo a ottavo nel giro di poche curve), l’unica BMW comparsa in zona punti è stata quella di Mehdi Bennani (Proteam Racing), settimo nella seconda manche. Particolarmente nero è stato il week-end di Stefano D’Aste (Wiechers-Sport), sorprendentemente in grave affanno fin dalle prove, e quello del Liqui Moly Team Engstler, i cui meccanici avranno comunque due mesi a disposizione per rimediare agli ingenti danni rimediati dalle vetture negli incidenti in cui sono stati coinvolti Engstler e Kaki Ng.

Infine, Ford è apparsa totalmente fuori dai giochi su un tracciato assolutamente ignoto a team e piloti: né Nash né Chilton hanno avuto la minima possibilità di inserirsi nella lotta almeno per un punticino iridato.

Il WTCC si appresta adesso a vivere la seconda pausa estiva, che durerà esattamente due mesi: il prossimo evento è infatti in calendario nel week-end del 21-23 settembre. Ad ospitarlo sarà l’inedito (per la categoria) circuito californiano del Sonoma Raceway: visti i presupposti, però, è altamente probabile che alla fine l’esito delle due corse risulti assai meno inedito… Tarquini permettendo.

Massimiliano Barzotti

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