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Mille Miglia 2012, quando Nuvolari passava da qui: la ‘danza delle lancette’ si ferma su dieci edizioni simbolo della celebre Brescia-Roma-Brescia | Motor Inside

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Mille Miglia 2012, quando Nuvolari passava da qui: la ‘danza delle lancette’ si ferma su dieci edizioni simbolo della celebre Brescia-Roma-Brescia

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Mille Miglia 2012, quando Nuvolari passava da qui: la ‘danza delle lancette’ si ferma su dieci edizioni simbolo della celebre Brescia-Roma-Brescia
Rubrica: Mar, 22/05/2012

La ‘rosa’ dei partecipanti alla trentesima rievocazione storica della ‘corsa più bella del mondo’, Mille Miglia per gli amici e per i tanti sostenitori, andata in scena da Brescia a Roma e ritorno dal 17 al 19 maggio 2012, non ha mostrato segni di cedimento nemmeno a ottantacinque anni di distanza dalla prima edizione della celebre gara di durata, disputata nel marzo del 1927, quando un gruppetto di sodali composto in rigoroso ordine alfabetico da Giovanni Canestrini, Renzo Castagneto, Aymo Maggi e Franco Mazzotti gettò le basi dell’evento quale reazione al mancato ottenimento da parte della cosiddetta Leonessa d’Italia della titolarità del Gran Premio sul suolo tricolore (la F1 sarebbe nata soltanto nel 1950), assegnato invece a Monza, ubicata a una novantina di chilometri.

Sei le regioni attraversate quest’anno dalla nutrita carovana, animata da 382 equipaggi pronti a misurarsi l’un l’altro in una massacrante tenzone di regolarità spalmata sui circa 1600 chilometri complessivi, tutti da gustare lungo le strade di Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Umbria e Lazio. Le generalità di alcune splendide automobili partite giovedì scorso dalla centralissima piazza Venezia a Brescia? L’Alfa Romeo si è proposta con le storiche 6C 1500 Super Sport, 6C 1750 Gran Sport, 1900 Super Sprint e 2000 Sportiva, mentre tra le Audi in campo si sono viste la F91 del 1954 e la F93 schierata nel 1957. Non sono mancate le Bugatti, dalla T35 alla T51, le Jaguar C-Type, oltre a uno stormo di Mercedes come le SSK 720, 360 SL ‘Ali di Gabbiano’ e 300 SLR. Altri marchi prestigiosi che non hanno rinunciato all’appuntamento con il glamour della Mille Miglia sono Bmw, presentatasi in massa con le 328, e ancora Bentley e Porsche, quest’ultima forte dei modelli 356, 356 Speedster e 365 Coupé.

Numerose le personalità, sapientemente infuse nel novero di curiosi e appassionati duri e puri che non perdono l’occasione di ammirare dal vivo vetture capaci di fare la storia dell’industria a quattro ruote e dello sport dell’automobile, intervenute con l’obiettivo di rimpinguare il già nutrito parterre di piloti non senza l’ambizione di garantirsi una gratificante passerella. Nell’elenco meritano di essere inseriti il presidente Fiat John Elkann, navigato dalla moglie Lavinia Borromeo, che si è immerso nell’abitacolo di un’accattivante 8V prodotta dalla Casa torinese dal 1952 al 1954 twittando in tempo reale i suoi riscontri in gara, ma anche ex drivers di vaglia quali Stirling Moss e Jochen Mass, entrambi griffati Mercedes, nonché Jan Lammers, Toine Hezemans e Gijs van Lennep, raggiunti tra gli altri dal numero uno di Daimler AG Dieter Zetsche, dall’amministratore delegato della Porsche Matthias Mueller, dal CEO di Bmw Italia Franz Jung e dal brand director di Jaguar Cars Limited Adrian Hallmark. Madrina della manifestazione l’attrice Martina Stella, che dinanzi alla stampa ha salutato così il nuovo impegno: “Per me è un onore essere testimonial di un evento storico come questo. Bisogna promuovere un evento come la Mille Miglia, soprattutto in un momento delicato come questo, perché è un simbolo dell'italianità in tutto il mondo e ne rappresenta l'eccellenza”.

Una gara, certo, di regolarità, ma pur sempre un’ottima vetrina per le straordinarie bellezze paesaggistiche del nostro Paese. Automobili, velocità, cultura e intrattenimento: sono questi gli ingredienti cardine della Mille Miglia 2012, un cimento di passione raccontato da InsideRetro attraverso dieci edizioni simbolo della celebre corsa di durata, svoltasi sottoforma di competizione tout court nello spazio del tumultuoso trentennio 1927-1957, e una rassegna di fotografie esclusive scattate a Ferrara tra corso Isonzo, strategico punto di accoglienza e raccolta delle vetture, e via dei Baluardi, in un tratto del percorso che ha costituito l’ossatura della tappa rievocativa partita da piazza Castello, alle pendici dell’immaginifico Castello Estense ferito ma non prostrato dal violento sisma del 20 maggio scorso. Una compiaciuta mescolanza di epoche culminata nel recente ritrovamento del punto ufficiale di assistenza dell’Alfa Romeo a San Casciano Val di Pesa, nei dintorni di Firenze, onorato ai giorni nostri dalla mostra fotografica intitolata ‘Quando Nuvolari passava da qui’. Un gran belvedere, non ci sono dubbi.

1927

La prima edizione della Mille Miglia comprende al pronti-via della corsa settantasette partenti, tutti di nazionalità italiana, che hanno versato la cifra simbolica di una lira (!) per potersi schierare nella competizione fortemente voluta da Canestrini, Castagneto, Maggi e Mazzotti. Il messaggio che i facoltosi appassionati lombardi desiderano veicolare è mosso dall’esigenza di rammentare ai patiti della velocità di non sottostimare le chances di una città come Brescia, capace di scendere in campo con l’obiettivo di proporre una gara in autonomia, da affrontare su strada, per fornire una risposta al dominio del circuito di Monza, location d’eccellenza del Gran Premio d’Italia dell’era pre-F1. Ad imporsi è la OM 665 S due litri preparata dalle Officine Meccaniche, un costruttore di automobili e mezzi pesanti assorbito dalla Iveco nel 1975, che permette a Giuseppe Morandi e Ferdinando Minoia di sbaragliare la concorrenza vincendo in poco meno di ventuno ore e cinque minuti alla media di settantasette chilometri orari. Le imbattibili OM monopolizzano la top 3 con l’apporto degli equipaggi T. Danieli-Balestrero e M. Danieli-Rosa.

1930

Incassato senza fiatare il doppio successo di Campari-Ramponi nelle edizioni del 1928 e del 1929, nel 1930 la Mille Miglia vive sullo strabiliante confronto che oppone due leggende dell’automobilismo dell’epoca, ovverosia Achille Varzi e Tazio Nuvolari, accaniti nel darsi battaglia a vicenda fino al liberatorio trionfo del Mantovano Volante. Il gesto atletico decisivo? Scattato dopo il compagno di squadra Varzi, il buon Nivola sorprende il rivale alle prime luci dell’alba nei dintorni di Brescia avventandosi sull’Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato gemella affidata al driver nativo di Galliate procedendo a fari spenti per non lasciarsi scorgere negli specchietti retrovisori. La classifica premia dunque Nuvolari-Guidotti, vincitori in sedici ore e diciotto minuti alla media di cento chilometri orari, davanti al duo Varzi-Canavesi e a Campari-Marinoni. Per la Casa del Biscione matura una formidabile tripletta sfuggita invece nel ’29 complice l’inserimento di una OM 665 SMM nella seconda posizione della graduatoria.

1931

Dopo quattro edizioni finite nelle mani di piloti italiani, ecco che la Mille Miglia rende note le generalità del primo driver proveniente dall’estero in grado di aggiudicarsi la vittoria. Si tratta del tedesco Rudolf Caracciola, che a dispetto del cognome è nato il 30 gennaio 1901 a Remagen, nella Renania-Palatinato, e sa portare al limite come nessun altro la sua Mercedes-Benz SSK. Insieme a lui Wilhelm Sebastian, meccanico di indubbia abilità, col quale uno dei maggiori protagonisti dei Grand Prix dell’epoca riesce nell’impresa di salire sul gradino più alto del podio all’arrivo a Brescia nonostante lo scarso supporto logistico fornito dalla Casa della Stella ai propri portacolori. Alle spalle di Caracciola si segnalano l’Alfa Romeo 6C 1750 GS di Campari-Marinoni e la OM 665 nella disponibilità della coppia Morandi-Rosa.

1938

Dieci spettatori perdono tragicamente la vita nell’incidente che vede coinvolta una Lancia Aprilia, lanciata a folle velocità lungo le strade della Mille Miglia, col risultato di indurre il capo del governo Benito Mussolini a non consentire più lo svolgimento di competizioni in aree aperte al traffico. A sollevare la coppa del vincitore sono Clemente Biondetti e Aldo Stefani su Alfa Romeo 8C 2900B Spider Touring, mentre alle loro spalle concludono i compagni di marca Pintacuda-Mambelli e Dusio-Boninsegni. Due anni prima, era il 1936, lo spettacolo genuino ma talvolta spietato della ‘corsa più bella del mondo’ approda al cinema con “La danza delle lancette” di Mario Baffico. E’ la storia di un pilota che, contravvenendo al veto paterno, decide di iscriversi alla Mille Miglia. L’aiuto regista risponde al nome di Alberto Lattuada e il film, tratto dal romanzo omonimo di Emilio De Martino, viene recensito da Dino Falconi sul quotidiano ‘Il Popolo d’Italia’.

1940

Qualcosa si rompe, all’indomani del drammatico episodio vergato 1938, nel format della Mille Miglia, tanto che nel ’39 la gara non viene disputata e nel 1940 l’evento assume la denominazione di Gran Premio di Brescia. La palma di eredi del duo Caracciola-Sebastian, al top nell’edizione del 1931, se la accaparrano Fritz Huschke von Hanstein e Walter Baumer, che al volante della Bmw 328 Coupé regalano il primo trionfo alla Casa di Monaco di Baviera su un percorso stradale ricavato tra le pianure del nord Italia limitato a cento chilometri complessivi anche a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. A seguire Farina-Mambelli su Alfa Romeo 6C 2500 e Brudes-Roese su un’altra Bmw 328. Da rimarcare l’esordio alla Mille Miglia di Enzo Ferrari con il marchio Auto Avio Costruzioni, ottimamente rappresentato dall’elegante Tipo 815, ovverosia la prima vettura concepita e progettata dal futuro Drake di Maranello.

1949

Con un anno di anticipo rispetto alla nascita del campionato del mondo di F1, vinto nel 1950 da una vecchia conoscenza della Mille Miglia, cioè il torinese Nino Farina, la ‘corsa più bella del mondo’ sembra essere tornata a splendere di luce propria dopo il periodo di stop, dal 1941 al 1946, imposto dal conflitto mondiale. Nell’edizione del ’49 Biondetti coglie la quarta affermazione personale sulla Ferrari 366 MM Spider Touring presentata in pompa magna al Salone dell’automobile di Torino del 1948. Al suo fianco il fido Ettore Salani, col quale taglia il traguardo vittorioso in dodici ore e sette minuti alla media di centotrentuno chilometri orari. Il record di successi stabilito da Clemente nella Mille Miglia delle origini resterà inavvicinato, con il poker Campari-Pintacuda-Marzotto-Nuvolari fermo a quota due trionfi ciascuno. Per l’occasione la festa del Cavallino è completata dal secondo posto del bresciano Felice Bonetto e di Francesco Cassani, mentre l’Alfa Romeo 6C 2500 si deve accomodare in terza posizione a dispetto degli sforzi profusi da Franco Rol, cugino del famoso sensitivo piemontese Gustavo Adolfo, e Vincenzo Richiero. Stavolta la carovana di piloti non transita più da Firenze e Bologna imboccando invece la strada per Sarzana, nella provincia di La Spezia, salvo poi giungere a Roma via Livorno e Grosseto.

1953

Inserita nell’esclusivo contesto del World Sports Car Championship, la Mille Miglia registra l’ennesima vittoria della Scuderia Ferrari. Dopo i modelli 166 S Coupé Allemano, 166 MM Barchetta Touring, 195 S Berlinetta Touring, 340 America Berlinetta Vignale e 250 S Berlinetta Vignale, l’onore e l’onere di assurgere al top della classifica spetta alla 340 MM Spider di Giannino Marzotto e Marco Crosara. L’impresa di Marzotto non è di poco conto perché alle sue spalle termina l’argentino Juan Manuel Fangio, affiancato da Giulio Sala nell’abitacolo dell’Alfa Romeo 6C 3000 CM. Terzo gradino ad appannaggio di Bonetto-Peruzzi su Lancia D20. La Ferrari sistema in cassaforte il sesto centro consecutivo nella rivitalizzata competizione che negli anni ruggenti non prevedeva un percorso a tappe contemplando il format in gara unica.

1955

L’edizione del record assoluto, ma anche l’edizione che conferma lo strapotere dello squadrone Mercedes alla metà degli anni Cinquanta. Il driver di F1 Stirling Moss, calato in una 300 SLR, arriva al traguardo in dieci ore e sette minuti alla media di 157,650 chilometri orari. Nessuno, sulla Brescia-Roma-Brescia, farà meglio del velocissimo britannico. Cristallizzata la vittoria di Moss, coadiuvato dal pilota-giornalista Denis Jenkinson, al secondo posto fa capolino l’altra Mercedes di Fangio, che affronta la gara in solitaria senza affidarsi a co-piloti di sorta, con la Ferrari 118 LM di Umberto Maglioli e Luciano Monteferrario soltanto terza al ritorno nella capitale come a voler porre l’accento su una momentanea battuta d’arresto della compagine del Drake all’amata Mille Miglia. Si chiude così la fruttifera epopea della Casa di Stoccarda nella ‘corsa più bella del mondo’.

1956

La tonalità rosso fuoco della Ferrari torna protagonista grazie alle peculiarità della 290 MM. A massimizzare il potenziale della vettura nata negli stabilimenti di Maranello è il 25enne Eugenio Castellotti, lodigiano di belle speranze e comprovate capacità, che da solo arpiona il successo precedendo le 860 Monza della coppia Collins-Klementaski e del romano Luigi Musso. Il percorso della Mille Miglia è identico a quello tracciato nel ’54, quando gli organizzatori decisero di pagare un doveroso tributo alla memoria di Nuvolari, spirato per malattia nell’estate del ’53, facendo transitare la carovana di vetture dalla natia Mantova.

1957

Processo alla Mille Miglia, anche se poi a finire sotto accusa è il Commendatore Enzo Ferrari, deus ex machina del mito della ‘corsa più bella del mondo’. L’incidente fatale occorso al marchese Alfonso de Portago, rimasto ucciso al volante della Ferrari 335S sulla statale Goitese nei pressi di Guidizzolo insieme al compagno d’armi Edmund Gurner Nelson e a nove spettatori, nonché il crash definitivo di Joseph Gottgens, portacolori della Triumph TR3, nei pressi di Brescia, determinano l’affossamento della Mille Miglia nella sua concezione di gara di durata da svolgersi con ostinata audacia e sprezzo del pericolo. Il Drake domina la scena in pista con Piero Taruffi al top sulla 315 S Spider Scaglietti, a seguire Wolfgang von Trips sulla vettura gemella e Gendebien-Washer su 250 GT. Metabolizzato il tragico insegnamento di Guidizzolo e lasciato ben poco margine alle annotazioni di classifica, la Mille Miglia abiura le proprie convinzioni variando la formula nelle successive tre edizioni in attesa di tramutarsi in una gara di regolarità tuttora riflettente passione. In memoria dei cinquantasei morti registrati tra il 1927 e il 1957 nonché dell’assoluzione di Ferrari ottenuta dopo un procedimento avviato all’indomani della scomparsa dello sfortunato de Portago, vittima di uno pneumatico dechappato sulle strade del territorio comunale di Cavriana dove oggi campeggia il Monumento ai Caduti dedicato a chi fece della Mille Miglia l’ultimo, imperituro punto di approdo.

Ermanno Frassoni (testo) - Walter Nicolosi (foto)

Nella galleria fotografica trovate altre sette immagini della Mille Miglia 2012 scattate a Ferrara.

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